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Manuale del Kitesurf

Avvicinarsi al kiteboarding in sicurezza

Elementi di Base - Attrezzatura - Meteorologia - Sicurezze

Manuale del Kitesurf PKR

Edizione 2023 - ©PKR Kitesurf

Per agevolare la lettura del nostro manuale del kitesurf abbiamo introdotto un indice degli argomenti interattivo che può portare la lettura direttamente all’argomento con un semplice clic.

L’indice degli argomenti lo potrete trovare all’inizio di questa pagina. Lo potrete comunque richiamare in ogni momento cliccando sull’icona con la dicitura “indice” in alto a sinistra.

Indice dei contenuti

Introduzione al nostro Manuale del Kitesurf

Kitesurf, kiteboarding, kite: 3 termini per la stessa disciplina sportiva

Kite tradotto dall’inglese significa semplicemente aquilone; quello che andremo ad utilizzare però non è certo il classico “aquiloncino” con cui giocavamo da bambini, ma un vero e proprio attrezzo sportivo.

Opportunamente manovrato, il kite può generare una forza tale da sollevare il nostro peso con facilità, così come può rimanere stabile, in attesa di un comando, senza sviluppare trazione.

Esistono kite a cassoni (foil), simili a vele da parapendio, ma di minori dimensioni. Sono costituiti da varie celle che si gonfiano per effetto del vento che entra da apposite bocche. Le ali a cassoni una volta in volo mantengono la loro forma anche grazie un sistema di briglie, a cui si collegano con 4 cavi per il pilotaggio. La loro leggerezza li rende in grado di volare anche con vento molto leggero. Sono kite molto performanti in termini di efficenza aerodinamica, sono quindi utilizzati nelle regate.

Nel nostro corso di kitesurf per principianti, tranne nella prima lezione andremo, ad utilizzare i kite cosiddetti gonfiabili o pump. Come il nome stesso suggerisce, queste ali sono caratterizzate da una struttura di camere d’aria (bladders) che vengono gonfiate prima di utilizzare la vela e le conferiscono rigidità e stabilità di forma.

I kite gonfiabili hanno permesso la grande diffusione del kitesurf, grazie alla loro facilità di rilancio dall’acqua e alla maggior semplicità di gestione. Al momento sono i kite che rappresentano il 90% del mercato mondiale.

Equipaggiamento Tecnico

Il kite

Il termine kite è una parola inglese e significa letteralmente aquilone. La scelta di questo termine per definire l’ala (o vela) che si utilizza per praticare il kitesurf è dovuta ad alcuni elementi che accomunano questi due oggetti. Entrambi necessitano del vento per volare e possono essere manovrati mediante dei fili, ma questo è tutto.

A creare invece una differenza netta tra aquilone e kite, è la potente capacità di trazione di quest’ultimo. Se guardare un aquilone che fluttua nell’aria nell’immaginario comune fa sognare di volare, il kite può esaudire questo desiderio, grazie alla potenza che è in grado di generare.

Vien da sé che se non gestito adeguatamente e con competenze, può trasformarsi in uno strumento pericoloso, grazie alla facilità con cui può spostare o sollevare il peso di un individuo adulto. Il kite è a tutti gli effetti uno strumento sportivo che necessita dunque di abilità tecniche per essere manovrato. È necessario conoscerlo e saper sfruttare le sue potenzialità in base alle nostre esigenze. Saper generare e modulare la sua potenza in base all’obiettivo che dobbiamo raggiungere o lasciarlo in una posizione di “riposo” in cui è stabile e non sviluppa trazione rende la gestione del kite sicura.

Sul mercato esistono due famiglie di kite: i foil kite e i kite gonfiabili (o pump) che differiscono tra loro per diversi aspetti, quali per esempio struttura, forma o condizioni di performance.

Kite Foil

Sono definiti anche kite a cassoni grazie alla loro struttura a celle, le quali si gonfiano per effetto del vento, mediante apposite bocche.

L’aria incamerata e il particolare sistema di brigliaggio ne garantiscono la forma e le performance.

Le briglie sono collegate a quattro cavi (o linee) che consentono il pilotaggio e quindi la possibilità di impartire comandi al kite.

La loro forma è stata concepita per risultare molto simile alle vele impiegate nel parapendio, anche se di dimensioni più piccole, il che le rende molto leggere e performanti in condizioni di “light wind“.

Proprio per questo vengono spesso utilizzate insieme alle tavole hydrofoil.

Ma non solo, la loro aerodinamicità le rende le ali migliori per le regate nella disciplina del Kitesurf Race.

Kite Foil - Duotone Capa
Kite Pump - Duotone Rebel

Kite Pump

Il nome stesso suggerisce la principale caratteristica di questi kite: necessitano di essere gonfiati prima del loro utilizzo e proprio per questo vengono chiamati anche kite gonfiabili.

Ad essere gonfiate sono una serie di camere d’aria (bladders) che possono interconnesse o isolate, a nostra discrezione, e che rappresentano l’aspetto strutturale dell’ala.

Poiché la funzione dei bladders è quella di conferire forma e stabilità alla vela, che si traduce poi in migliori performance, è necessario che l’ala sia gonfiata adeguatamente.

I kite pump attualmente sul mercato, sono tutti “one pump“: grazie ad un’unica valvola di ingresso dell’aria (inflate) è possibile immettere e riempire d’aria i vari bladders fino a portarli alla giusta pressione.

I kite gonfiabili, rispetto ai kite foil, hanno una maggiore facilità di rilancio dall’acqua, si contraddistinguono inoltre per una facilità di gestione che li ha resi più fruibili tanto da rappresentare il 90% del mercato dei kite.

Se è vero che tutti i kite pump hanno le caratteristiche sopra descritte, è altresì vero che differiscono per forma e utilizzo. Ogni disciplina di kite ha la sua vela preferita.

Le parti che compongono il kite

Tutti i kite, a prescindere dalla loro forma o caratteristiche prestazionali, sono costituiti da:

  • estradosso (upper skin): corrisponde alla superficie esterna dell’ala;
  • intradosso (lower skin): corrisponde alla superficie interna dell’ala;
  • leading edge: costituisce il bordo di entrata (o di attacco) del vento, ossia è la prima parte del kite che viene colpita dal vento;
  • trailing edge: è la parte posteriore dell’ala e costituisce il bordo di uscita del vento.

Quando il vento incontra il kite, la zona che viene colpita per prima è la leading edge (bordo di entrata del vento). Non appena avviene questo contatto, il flusso d’aria si divide: parte delle particelle di aria scorrono sull’estradosso (superficie esterna del kite), parte sull’intradosso (superficie interna dell’ala).

Il flusso d’aria che scorre sopra l’intradosso ha una velocità maggiore rispetto all’aria che passa sotto l’intradosso. Più il flusso d’aria nella zona superiore dell’ala si muove velocemente, maggiore è la depressione subita dal kite. Al contrario, una minore velocità delle particelle d’aria sull’intradosso determina un’alta pressione sulla superficie interna del kite. Questa somma di forze di pressione tra la parte superiore e la parte inferiore dell’ala, genera quella spinta che costituisce la forza trainante del kite, definita lift. Le particelle d’aria si ricongiungono poi sul bordo di uscita del kite, ossia la trailing edge.

La forma e la rigidità dei kite pump è garantita dai bladders: dei tubolari in lattice gonfiabili.

I bladders sono inseriti negli struts, delle tasche di tessuto che garantiscono loro protezione. Gli struts sono posti perpendicolarmente al bordo di attacco e conferiscono il profilo alare della vela.

Il bladder principale del kite, è la leading edge (bordo di entrata o di attacco), che segue tutto profilo dell’ala.

I bladders possono essere gonfiati e sgonfiati tramite un’unica valvola che funziona sia come valvola di ingresso che come valvola di uscita dell’aria, o mediante due valvole separate:

  • inflate: valvola di ingresso dell’aria, è qui che di inserisce la pompa per il gonfiaggio
  • deflate: valvola di uscita dell’aria, generalmente costituita da un tappo, che va semplicemente aperto per consentire la fuoriuscita dell’aria e quindi lo sgonfiaggio del kite.

Inflate e deflate sono collocati sulla leading edge. La leading edge è collegata agli altri bladders tramite dei tubicini che consentono il passaggio dell’aria dall’inflate a tutte le zone gonfiabili del kite. I tubicini devono essere aperti per lasciare fluire l’aria in fase di pompaggio, ma successivamente devono essere chiusi per isolare i singoli bladders.

Questa funzione si rivela molto utile anche nei casi di perdite di aria, per individuare l’origine del problema e far sì che a sgonfiarsi sia solo il bladder interessato e non tutto il kite.

Lungo la leading edge e le due estremità del kite (i tips) sono collocati dei cordini che terminano con dei nodi e che costituiscono i punti di attacco dei cavi (o linee). Il numero dei cavi può essere variabile tra 4 o 5 a seconda del modello del kite e di conseguenza lo è anche il numero dei punti di attacco.

La funzione delle linee è quella di rendere possibile il pilotaggio del kite per generare la sua trazione e potenza. In alcuni modelli le linee si ramificano in briglie. I cavi si collegano ai punti di attacco con dei semplici nodi a bocca di lupo.

La parti che compongono il kite

La barra di controllo​

La barra di controllo (barra o bar o boma) è lo strumento che ci permette di controllare e pilotare il kite.

Tutti i nostri impulsi e comandi rivolti all’ala, inclusi quelli involontari, partono proprio dalla barra, mediante semplici movimenti delle mani. È costituita da molteplici elementi, ognuno con funzioni e materiali specifici.

La parte della barra concepita per essere impugnata ha una forma tubolare e viene chiamata “impugnatura della barra” È solitamente costruita in alluminio o carbonio con un rivestimento in EVA o in gomma antisdrucciolo, per garantire la presa (grip) e la tenuta delle mani durante tutta l’attività sportiva.

La componente tubolare della barra è lo strumento che utilizziamo per direzionare il kite, generare la sua potenza e di conseguenza controllarlo in maniera attiva e diretta mediante movimenti delle braccia.

Alle due estremità della barra di controllo, vi sono due zone concave, definite avvolgi cavi, che svolgono la funzione di facilitare il riavvolgimento delle linee in fase di smontaggio dell’attrezzatura. La maggior parte delle barre hanno in dotazione anche degli elastici per fermare i cavi una volta arrotolati. Riavvolgere la barra ordinatamente vuol dire evitare possibili nodi sulle linee e soprattutto una maggiore facilità e velocità di srotolamento in fase di armeggio del kite.

Sopra i due avvolgi cavi, partono i bar floater, rivestiti in schiuma galleggiante. Al loro interno passano i due cavi posteriori (le back lines) che si collegano alle due estremità del kite (tips). Per evitare confusione e assicurare un corretto montaggio della barra, che si traduce poi in sicurezza, la back line destra e la back line sinistra sono diversificate per colore. La parte sinistra della barra è di colore rosso.

La parte frontale del kite, invece, è collegata alla barra grazie a due cavi centrali: le front lines. A seconda del modello del kite, le front lines possono essere collegate direttamente alle estremità della leading edge oppure tramite un sistema di brigliatura.

Sebbene la maggior parte delle vele sul mercato sia a quattro cavi, esistono alcuni modelli di kite che prevedono una quinta linea. La presenza del quinto cavo facilita il rilancio del kite dall’acqua e rappresenta un efficace sistema di sicurezza per annullare la potenza dell’ala in caso di necessità. Su alcuni modelli di kite a cinque cavi, la quinta linea svolge anche una funzione strutturale.

La barra di controllo presenta un foro al centro, attraverso il quale passa un dispositivo estremamente importante: il de-power. Salvo qualche eccezione, generalmente il de-power è realizzato con un sistema di cavi con strozzascotte o con cinghie scorrevoli (carrucola) che si uniscono alle due linee centrali del kite (front lines).

Il risultato di questa unione è la cima del depower: un unico cavo passante per il centro del boma. Il trim del de-power è l’azione che ci permette di regolare lunghezza delle front lines agendo staticamente sull’angolo di incidenza della vela e quindi sulla sua potenza.

Tirando la cima del de-power verso la barra di controllo parte della potenza viene scaricata, rilasciandola il kite viene invece potenziato. Quest’azione può essere svolta ogni qualvolta ce ne sia bisogno, all’inizio dell’uscita per regolare la potenza del kite rispetto alla quantità del vento, o durante le session in acqua a causa di improvvise variazioni del vento. L’angolo di incidenza può essere regolato anche sui diversi nodi presenti sui punti di attacco delle linee del boma al kite.

Sotto la barra di controllo è presente un anello di gomma dura: il chicken loop. Questo elemento è ciò che ci tieni ancorati al kite. Questo piccolo anello va inserito sul gancio del trapezio che stiamo indossando.

Da questo momento, tutta la trazione che il kite genera, verrà trasmessa dai cavi centrali direttamente sul trapezio, lasciando le mani libere di pilotare il kite e le barra di scorrere su e giù sul de-power.

Come abbiamo già detto, all’estremità della barra sono presenti le back lines, quindi quando manovriamo la barra, le azioni di avvicinarla o allontanarla da noi, determinano una variazione dell’inclinazione della vela rispetto al vento.

Tale inclinazione è chiamata angolo di incidenza ed è ciò da cui dipende in parte la trazione esercitata dal kite.

Il sistema del de-power ci permette di dosare la potenza del kite, variando l’angolo di incidenza della vela grazie a due semplici movimenti delle braccia, che possono essere eseguiti in qualsiasi momento e adattati in base alle necessità.

Sul chicken loop è presente il quick release, che è un meccanismo di sicurezza e di sgancio rapido in caso di emergenze o quando vogliamo liberarci dal tiro della vela.
Questo meccanismo consente al kiter di svincolarsi da tre linee della barra e, di conseguenza, dalla trazione del kite.

Esistono diverse tipologie di quick release: moschettoni, fascette in velcro, sistemi ad incastro. A prescindere dal tipo, quando viene utilizzato lo sgancio rapido, il kite resta collegato a noi solo con una linea, capovolgendosi o distendendosi a bandiera, senza più generare potenza.

L’ala resta ancora legata a noi grazie al leash, un altro sistema di sicurezza, che possiede a sua volta un gancio da aprire in caso ci si voglia liberare completamente dell’attrezzatura.

Le parti della barra di controllo del kite

Le tavole

Le primissime tavole utilizzate per la pratica del kitesurf, altro non erano che tavole da surf o windsurf modificate e adattate a questo nuovo sport. Erano tavole direzionali con una prua (la parte anteriore) e una poppa (la parte posteriore).

Tantissime cose sono cambiate da allora ed oggi, le tavole attualmente sul mercato, cambiano per forma, materiali, misure. Ogni tavola possiede delle sue caratteristiche specifiche che la rendono più adatta per un certo tipo di disciplina piuttosto che per un’altra, ma tutte possono essere racchiuse in una di queste due grandi categorie:

  • tavole mono-direzionali (o direzionali): l’estremità anteriore, chiamata “nose” va sempre rivolta nella direzione di navigazione. Se ad essere direzionata verso il senso di navigazione è, invece, l’estremità posteriore (tail), la navigazione risulta impossibile. Rientrano in questa categoria le tavole da surf e le tavole da foil. Sulle tavole mono-direzionali i piedi possono essere lasciati completamente liberi, oppure ancorati alla tavola, mediante delle fascette (streps) posizionate verso la poppa.
  • tavole bidirezionali: sono tavole simmetriche, entrambe le estremità possono essere rivolte nella direzione di navigazione. A differenza delle tavole mono-direzionali, non è necessario spostare i piedi nei cambi di direzione, perché prua e poppa alternano il loro ruolo. Sarà sufficiente spostare il peso da una gamba all’altra.

Le tavole più utilizzate nel kitesurf sono tavole bidirezionale chiamate twin-tip. È questo il tipo di tavola utilizzato durante il corso base di kitesurf. Nelle tavole twin-tip piedi sono sempre ancorati alla tavola mediante streps o boots.

Le tipologie delle tavole da kitesurf

In generale, le tavole da kitesurf possono essere suddivise in tre categorie:

  • Twin-tip
  • Tavole da surf
  • Tavole da foil

A seconda delle caratteristiche tecniche quali forma (shape), dimensioni (lunghezza e larghezza) materiali, flessibilità, possono essere più o meno specifiche per il kitesurf freeride, freestyle, big air e wave.

Twin-tip

Tavole twin tip kitesurf

Le tavole twin-tip sono generalmente composte da molteplici strati di materiali diversi. Nella maggior parte dei casi, la tavola ha un’anima in legno, su cui sono poi sovrapposti strati di vetroresina e/o carbonio.

L’impiego di questi due materiali, conferisce alla tavola rigidità strutturale. Esistono tavole costruite unicamente in resina, altre unicamente in carbonio o con un mix dei due materiali. La composizione dei materiali congiuntamente alla forma (shape), varia in funzione dello scopo della tavola. Una tavola con tip (parte estrema dei bordi) squadrati e larghi offre una capacità di pop maggiore ma risulta meno stabile in condizioni di mare con chop e più adatta per kitesurf freestyle, o big air. Una tavola con tip più arrotondati garantisce ottima stabilità in qualsiasi condizione di mare, ma presenta una minore capacità di pop ed è ciò che caratterizza le tavole dette freeride. In generale le tavole twin-tip sono le tavole più utilizzate, vengono impiegate dalle scuole durante il corso base di kitesurf, ma non solo.

Tavole da Surf

Tavole surf kitesurf

Sono tavole mono-direzionali che, rispetto alle twin-tip, garantiscono prestazioni sensibilmente migliori sulle onde, grazie ai rail arrotondati e ad un volume maggiore.

Il kiter potrà cavalcare l’onda eseguendo curve fluide e potrà scegliere di utilizzare le tavole da surf strapless, ossia senza strap, per aumentare il proprio senso di libertà.

Le tavole da surf consentono di scegliere tra straps, pad o paraffina in base alle esigenze del rider.

Il largo uso di straps frequente in passato, sembra ormai demodé, la tendenza del momento è navigare strapless.

Gli straps permettono un maggiore controllo sulla tavola e proprio per questo vengono ancora usati in situazioni più estreme, per affrontare onde giganti.

Le tavole da surf, però, non sono impiegate solo per surfare le onde (kitesurf wave), ma anche nella disciplina di kitesurf freestyle strapless con le sue evoluzioni in aria.

Tavole da Foil

Tavole kite foil

Sono tavole monodirezionali, che possono essere costruite secondo la struttura della twin-tip o come quella delle tavole da surf.

Sono caratterizzate da un equilibrio precario, poiché la navigazione si effettua su un piantone.

Anche la gestione dei cambi di direzione risulta abbastanza impegnativa e difficoltosa per chi è alle prime armi.

Proprio per questo prima di passare ad una tavola da foil, sarebbe opportuno aver acquisito un buon livello di competenza con la tavola twin-tip o con la tavola da surf.

I piedi possono essere ancorati alla tavola mediante straps oppure lasciati liberi.

Nella navigazione con tavola foil, bisogna prestare attenzione anche alla scelta delle ali foil.

La forma e la grandezza dell’ala, possono determinare un maggiore o minore livello di efficienza e di facilità durante la navigazione.

Che tipo di tavola scegliere

Nell’acquisto di una tavola da kitesurf anzitutto è necessario considerare:

  • il livello di esperienza del rider;
  • quale tipo di disciplina vorrebbe praticare.

Questi due aspetti danno già delle indicazioni importanti sul tipo di prodotto più adatto per quel determinato kiter. Sconsigliamo ai principianti di avventurarsi nell’acquisto di una tavola foil, poiché il suo utilizzo richiede un pregresso background di competenze tecniche.

In generale, ogni disciplina del kitesurf vanta una gamma di tavole con forme e materiali specifici, realizzate ad hoc per ottimizzare le prestazioni in certe condizioni di utilizzo.

Le tavole con shape e materiali più sofisticati, generalmente implicano performance di livello elevato e possono non essere la soluzione migliore per chi si è appena affacciato a questo sport, che potrebbe invece essere aiutato nell’apprendimento e progressione da modelli più basici. I principianti dunque, necessitano di tavole differenti da quelle impiegate dai professionisti.

Tavola twin-tip: è la tipologia di tavola più adatta per i principianti per la sua facilità di fruizione. Ma è anche la famiglia di tavole più usata in generale. Possono essere impiegate sia in presenza di onde utilizzando quest’ultime come kicker, che in condizioni acqua piatta. Il loro utilizzo è previsto per le discipline del kitesurf freestyle, del kitesurf big air, del kitesurf freeride.

Chiaramente ognuna di queste discipline necessita di una tavola twin-tip con delle caratteristiche specifiche. Le tavole twin-tip variano per forma, materiali, flessibilità, utilizzo. Una tavola con flex più morbido e un profilo più curvo garantirà prestazioni migliori nel kitesurf freeride, anche in condizioni di mare mosso, ma offrirà prestazioni peggiori nell’esecuzione dei salti. In caso di problemi alle articolazioni, si consiglia sempre l’acquisto di una tavola più morbida.

Per quanto riguarda la misura della twin-tip, si dovrà tenere conto del peso e dell’altezza del kiter. Solitamente la lunghezza di una tavola twin-tip è compresa tra 136 e 142 per gli uomini e 130-136 per le donne. Vi sconsigliamo l’utilizzo di tavole estremamente lunghe o corte, a meno che non vi siano condizioni davvero particolari.

Tavola da surf: il loro impiego maggiore è in acqua libere per surfare le onde trainati dal kite, ma possono essere usate altrettanto facilmente in condizioni di acqua piatta per praticare la disciplina di freestyle strapless. Le tavole da wave e quelle da freestyle si differenziano per la forma.

Differenze tra i binding delle tavole da kitesurf

Tavole twin-tip

Le twin-tip permettono di scegliere tra due tipologie di attacchi per i piedi:

  • boots: come suggerisce il nome stesso sono degli stivaletti che tengono saldamente ancorati piedi e caviglie alla tavola. Originariamente utilizzati nel wakeboard, il loro impiego nel kitesurf è previsto soprattutto nella disciplina freestyle, grazie soprattutto alla possibilità di avere un controllo maggiore negli atterraggi. I boots esercitano una forza maggiore sulla tavola rispetto agli straps, di conseguenza possono essere montati solo su tavole che possiedono degli specifici rinforzi.
  • straps: i piedi sono ancorati alla twin-tip in maniera meno vincolante, tanto da poter essere sfilati e rimessi a piacimento durante l’esecuzione di salti e manovre board-off. Proprio per questa caratteristica, in caso di caduta, è più facile perdere la tavola

Tavole da surf

Sulle tavole da surf è possibile applicare straps, paraffina o pad, in base alle preferenze personali. Attualmente lo stile strapless è quello che riscuote maggiore successo. A seguire ci sono gli amanti della paraffina. Quando si applica questo materiale è necessario considerare la temperatura dell’aria e dell’acqua, affinché non si perda l’effetto di grip. La paraffina necessita di essere applicata regolarmente. Gli amanti delle onde estreme, invece, spesso prediligono il maggiore controllo della tavola conferito dagli straps.

Tavole da foil

Posso essere utilizzate strapless o con uno, due o tre strap. La scelta, anche in questo caso, è dettata dallo stile e dalle preferenze personali, soprattutto in caso di freeride. Per effettuare trick e utilizzare queste tavole durante le competizioni, gli straps sono indispensabili.

Pad strap per kitesurf

Trapezi

Il trapezio è lo strumento che ci permette di essere agganciati al kite. Consente il passaggio della trazione e di tutte le sollecitazioni dell’ala direttamente al nostro corpo, precisamente nel tratto lombare della colonna vertebrale. È quindi un oggetto che sarà indossato ogni qualvolta pratichiamo il kitesurf.

Proprio per questo deve risultare comodo, della giusta misura, adatto alla nostra conformazione fisica. Un trapezio della misura errata, tenderà a salire all’altezza del tratto toracico, comprimendo leggermente la gabbia toracica, soprattutto in condizioni di vento più sostenuto.

Poiché il trapezio sarà continuamente sollecitato dal kite, ma anche esposto ad acqua salata e vento, dovrà essere robusto. Prestate attenzione anche ai sistemi di chiusura, alla facilità di aggancio e al loro livello di sicurezza.

Esistono due tipologie di trapezi:

a fascia (rigidi o morbidi) e a seggiolino.

Trapezi a fascia e a seduta kitesurf

Le case costruttrici stanno investendo molto nella ricerca e nello sviluppo di questo accessorio, al fine di renderlo sempre più comodo e resistente. Al momento dell’acquisto, per capire come un trapezio si adatta al vostro fisico, per misura, forma e rigidità, potrete simulare la trazione del kite con un gancio apposito generalmente presente nei negozi che vendono materiale da kitesurf.

Trapezio Manuale del kitesurf

Mute

La muta rappresenta la seconda pelle per il kiter, proprio per questo deve essere della misura giusta, del materiale giusto e della quantità di neoprene adeguato alla stagione in cui si indossa.

L’acquisto di una muta che presenta una di queste tre caratteristiche errate, può diventare un vero e proprio incubo durante le uscite in kite. La funzione della muta è quella di preservarci dal freddo e garantire la termoregolazione del corpo, non solo quando esposto a condizioni atmosferiche più rigide.

Anche se nella nostra penisola, la temperatura del mare e dell’atmosfera subiscono variazioni significative durante il susseguirsi delle stagioni, i kiters italiani raramente rinunciano ad uno strato, per quanto piccolo e leggero, di neoprene addosso.

Le mute in commercio sono di due tipi:
  • muta semistagna in neoprene
  • muta stagna

Le mute di neoprene sono definite anche semistagne o umide, o più semplicemente, wetsuit e rappresentano circa il 90% del mercato mondiale.

La muta stagna risulta la soluzione migliore per climi estremamente rigidi.

Le wetsuits, nelle loro diverse combinazioni, garantiscono la protezione dei kiter nei mari italiani per tutto l’anno, ci occuperemo quindi, solo di queste.

Perché può essere necessario utilizzare la muta

La temperatura del corpo umano si aggira intorno ai 36.5 gradi centigradi, variazioni significative di questo valore inducono uno stato disfunzionale del fisico.

A differenza di quando si trova nell’atmosfera, il nostro organismo quando è immerso in acqua, perde calore molto velocemente e tanto più a lungo è esposto a questo stress maggiore sarà lo stato di malessere.

L’incapacità di termoregolarsi e di mantenere la temperatura costante a 36.5, però, non si verifica solo in acque particolarmente fredde. Indubbiamente in condizioni di estrema rigidità del mare, la temperatura del corpo scenderà molto più velocemente, ma se l’esposizione è duratura può verificarsi, con tempi di reazione più lunghi, anche in acque più miti.

Stanchezza, mancanza di zuccheri, così come l’esposizione al vento accelerano questo processo. Proprio per questo, in quasi tutti gli sport acquatici che richiedono la presenza prolungata dell’atleta in acqua, si indossa una muta o una maglia di neoprene. Questo prezioso strumento tecnico è quello che ci consente di praticare questo sport tutto l’anno.

Le sue origini sono però molto più antiche, risalgono allo “scafandro” di Leonardo Da Vinci.

I modelli di muta

modelli di muta per il kitesurf

Ogni stagione ha la sua muta, almeno sulla nostra fetta di continente. Le più utilizzate, per il nostro clima mediterraneo, sono quattro:

  • Maglietta in neoprene (1,5-2,5 mm)
  • Shorty (manica corta o lunga, gamba corta 2-3 mm)
  • Over Knee (manica lunga, gamba sotto al ginocchio 3-2 o 4-3 mm)
  • Intera (manica lunga, gamba lunga 3-4 o 4-5 mm)

Ognuna di queste mute è adatta per un particolare periodo dell’anno o per  determinate temperature dell’acqua, averle tutte garantisce di non perdersi nemmeno una giornata di vento.

Maglietta in neoprene

La maglia di neoprene è l’indumento tecnico per eccellenza dell’estate. È prodotta con uno strato di neoprene che solitamente varia tra 1,5 mm e 2,5 mm. Si trova in commercio sia nella versione a maniche lunghe che a maniche corte. È utilizzabile solo durante i mesi più caldi, poiché seppur molto utile per proteggere completamente la pelle dei raggi UV, non offre un grande isolamento termico.

Garantisce però quel minimo di calore necessario a contrastare la lunga esposizione al vento e all’acqua. Indossare una maglietta di neoprene mentre si fa kitesurf in estate, consente di prolungare le proprie session, senza avvertire quella sensazione di fresco che normalmente si presenta dopo un’ora in acqua e che a volte ci costringe ad uscire.

È molto comoda da indossare e lo strato minimo di neoprene, non limita in nessun modo i movimenti del kiter.

Muta Shorty

È la muta della primavera inoltrata e dei mesi estivi. Con suoi 1-2 mm o 2-3 mm di neoprene, garantisce un isolamento termico migliore rispetto ad una semplice maglietta termica, pur lasciando libero il kiter di muoversi con facilità. Solitamente le cuciture non sono stagne e questo ne riduce la capacità di isolamento termico. Sul marcato, le mute shorty si trovano con due diversi sistemi di chiusura:

  • back zip
  • front zip
Muta Over Knee

Con questo tipo di mute, iniziamo ad innalzare sensibilmente la capacità di isolamento termico. Le mute over knee sono prodotte con uno spessore di 2-3 o 4-3 mm di neoprene.

Il sistema di chiusura può essere back zip o front zip. Noi della scuola di Kitesurf PKR, consigliamo e prediligiamo le mute con zip frontale, poiché sono più ermetiche e riducono l’entrata di acqua durante le cadute o il body-drag.

Le mute over knee iniziano ad avvicinarsi, per qualità di materiali e finiture, alle mute invernali, ma sono più facili da indossare e garantiscono maggiore fluidità di movimenti al kiter, tanto da poter essere paragonate quasi alle mute hot shorty.

Sono adatte e sfruttabili in diversi periodi dell’anno, ad esclusione dei mesi più freddi (da novembre-dicembre ad aprile) e di quelli più caldi (luglio e agosto).

Muta intera.

La muta intera non può proprio mancare nella sacca del kiter che non è disposto a rinunciare a questo sport durante la stagione invernale.

È l’indumento tecnico in grado di garantire la pratica del kitesurf nei mesi più freddi dell’anno. Proprio per questo, le mute intere sono costruite con il massimo della qualità tecnica, con scelta di materiali caldi e confortevoli sulla pelle e cuciture a tenuta stagna.

Lo spessore di neoprene può essere di 2-3 mm, 3-4 mm o di 4-5 mm, ma nonostante il suo livello di elasticità sia migliorato tantissimo nei modelli più recenti, le mute intere restano scomode da indossare e limitano abbastanza i movimenti. Ma purtroppo non c’è alternativa, non potrete farne a meno se volete uscire nella stagione fredda.

Sono prodotte sia nella versione back zip che front zip. Anche in questo caso consigliamo il sistema di chiusura frontale, che seppur le rende piuttosto scomode da indossare garantisce un isolamento dall’acqua maggiore.

Alcune raccomandazioni sulla scelta della muta per il kitesurf

La muta deve calzare come una seconda pelle, proprio per questo vi consigliamo di provarla prima dell’acquisto. Affinché possa svolgere bene la sua funzione termoregolatoria, non devono esserci spazi vuoti tra il vostro corpo e lo strato di neoprene, deve aderire sulla vostra pelle un po’ come un guanto.

Mute di marche diverse possono calzare diversamente, è quindi sempre bene fare una prova prima di investire i vostri soldi. Per capire se la taglia che state provando è quella giusta dovrete considerare con quanta facilità l’avete indossata e se ci sono spazi che restano vuoti. Una muta della misura corretta deve essere stretta al punto di entrare un pò a fatica e quando chiuderete la zip potreste avere la sensazione di respirare con difficoltà ma saranno proprio questi aspetti a proteggervi dal freddo e dell’acqua.

Tenete poi conto che è ancora asciutta e che forse state anche sudando un po’ per infilarla nel camerino di un negozio riscaldato, ma non preoccupatevi, a contatto con l’acqua il neoprene si ammorbidirà con facilità.

Una volta indossata, chiedete un parere allo sguardo esperto del negoziante, che saprà sicuramente consigliarvi per il meglio. La durata nel tempo della muta, dipende dal tipo di materiali del prodotto, ma anche dall’uso che se ne fa. Per evitare che il neoprene si rovini prima del dovuto, è bene farla asciugare sempre girata a rovescio, cercando di evitare il più possibile l’esposizione ai raggi solari. Il neoprene tende ad invecchiare anche se non usato, quindi fate attenzione a comprare mute nuove ma piuttosto datate (per es.4 o 5 anni) anche se hanno dei prezzi allettanti.

Un neoprene secco non sarà in grado di garantire l’isolamento termico e vi ostacolerà nella flessibilità dei movimenti. La funzione di termoregolazione della muta è garantita dal contatto tra materiale interno ed epidermide. Mettere degli strati aggiuntivi sotto la muta, come per esempio maglie di lycra, può ridurre la capacità di isolamento termico. Inoltre, magliette o altri indumenti che a contatto con la pelle, restano bagnati, creerebbero dispersione di calore e un conseguente aumento della percezione del freddo.

Giubbotto o Impact

L’uso del giubbotto salvagente o dell’impact, è obbligatorio per praticare il kitesurf su quasi tutte le spiagge della nostra penisola.

Al di là del mero aspetto normativo, è di per sé uno strumento che svolge una funzione protettiva importante grazie al gel di cui è imbottito. Impatti violenti con l’acqua, o peggio, con la tavola, possono risultare dolorosi e provocare danni fisici.

Indossare l’impact durante una caduta può davvero fare la differenza. Le imbottiture sono collocate a protezione delle parti del corpo maggiormente esposte agli urti, inoltre aumentano la galleggiabilità del corpo, che in mare, non guasta mai.

È importante scegliere il modello della taglia giusta, dovrà calzare in maniera aderente sul corpo o sulla muta, senza scivolare o ruotare. Per la scelta della misura, vi consigliamo di farvi aiutare dall’esperienza del negoziante.

Giubbotto impact manuale del kitesurf

Elmetto o casco

Attualmente in Italia, l’utilizzo del casco durante le uscite in kitesurf non è regolamentato, ossia non esiste una norma nazionale che obblighi al suo utilizzo. Ciò nonostante, alcune amministrazioni locali hanno emanato delle ordinanze con cui ne prescrivono l’uso.

Per evitare di incappare in sanzioni amministrative, prima di uscire in mare è sempre meglio informarsi accuratamente sui regolamenti degli spot che non conoscete.

Al di là dell’aspetto prettamente normativo, il casco svolge indubbiamente una funzione di sicurezza, proprio per questo viene utilizzato da diversi atleti che gareggiano nelle discipline più estreme del kitesurf, come per esempio il big air dove si raggiungono altezze importanti.

Casco kitesurf elmetto

Cenni di aerodinamica

Profilo Alare

I kite, pur possedendo le caratteristiche di flessibilità e deformabilità, rientrano a tutti gli effetti nella categoria delle ali e in quanto tali, sono soggetti ai principi dell’aerodinamica al pari delle ali di un aereo.

Per capire le caratteristiche e il funzionamento delle nostre vele, dobbiamo anzitutto conoscerne il profilo alare.

Senza entrare troppo nel dettaglio, con questo termine si indica la sezione dell’ala tagliata longitudinalmente, dell’estremo anteriore a quello posteriore.

Il profilo alare determina il livello di portanza del kite.

Esistono tre tipologie di profili alare:

  1. piano-convessi
  2. concavo-convessi
  3. biconvessi o biconcavo.

Il kite possiede un profilo alare concavo-convesso che in termini funzionali si traduce in minore velocità ma più portanza.

Profilo alare kitesurf

Corda Alare

La corda alare è una linea immaginaria che collega un punto del bordo d’entrata (leading edge) con un punto del bordo di uscita (trailing edge).

Guardando l’ala dall’alto è facilmente rilevabile come il kite si assottigli verso le estremità laterali, ciò implica che, a seconda della sezione che prendiamo in considerazione per la nostra misurazione, avremo delle corde alari con differenti valori.

La corda alare della sezione centrale, così come anche il suo profilo alare, sono maggiori rispetto a quelli delle estremità.

Le caratteristiche aerodinamiche dell’ala, sono specifiche e differiscono in ogni sua parte.

Esempi di corda alare kitesurf

Camber

Il camber è il risultato di un calcolo piuttosto complesso, che possiamo semplificare definendolo: la misura che riflette la bombatura del profilo dell’ala.

Le ali possono avere più camber o meno camber, ossia un profilo meno sottile o più sottile.

Un esempio di ala con profilo sottile e quindi con poco camber è quella degli aerei a reazione, questa caratteristica è ciò che conferisce loro velocità e reattività.

I kite, invece, possiedono un camber maggiore e molto avanzato, poiché sono stati progettati per essere più lenti e stabili.

A seconda della collocazione del punto di maggior spessore del profilo, l’ala varia a livello di stabilità è velocità.

Camber Kitesurf

Apertura alare

L’apertura alare è la distanza che separa le estremità (tips) del kite. Per misurarla bisogna anzitutto conoscere la superficie reale dell’ala e sapere che quando si parla di grandezze dei kite, ci si riferisce sempre alle loro dimensioni in metri quadrati. La superficie reale di un kite può essere misurata quando la vela è sgonfia e tutta la sua superficie poggia su un piano (per esempio per terra)

La dimensione della superficie reale influenza le capacità di trazione, di velocità e di reattività del kite. Vele che hanno lo stesso profilo alare, ma dimensioni differenti, avranno prestazioni diverse. Le ali più piccole saranno più agili e veloci, rispetto a kite di dimensioni più grandi che risulteranno invece più lente ma più potenti, grazie alla maggiore superficie esposta al vento.

Proprio per questo, le misure più piccole di kite si utilizzano con venti di maggiore intensità, mentre vele di grandi dimensioni vengono predilette con venti più leggeri. La trazione del kite aumenta in funzione del quadrato della velocità del vento, quindi se il vento raddoppia, la trazione del kite quadruplica.

Questo in termini pratici implica che quando l’intensità del vento aumenta significativamente dobbiamo utilizzare vele di dimensioni più piccole, che si contraddistinguono per la loro velocità e reattività. Fare kitesurf con venti forti rende questo sport sicuramente estremo, sono richiesti dunque un buon livello di capacità e di controllo dell’ala.

Apertura Alare kitesurf aerodinamica

La trazione del kite

Quando il vento viene a contatto con il kite, il flusso d’aria che colpisce il bordo d’ingresso (leading edge) si divide: una parte scorre sull’estradosso, mentre la restante scorre sull’intradosso, per poi riunirsi sul bordo di uscita (trailing edge).

A causa della particolare forma del profilo alare del kite, l’aria che scorre sulla superficie esterna dell’ala (estradosso) deve fare un tragitto più lungo e deve accelerare per potersi ricongiungere sulla trailing edge all’aria che percorre la superficie interna (intradosso).

Per l’effetto fisico della Legge di Bernoulli, l’accelerazione dell’aria sull’estradosso è responsabile per circa 2/3 della capacità del kite di volare, poiché crea una depressione che risucchia il kite verso l’alto.

L’aria che scorre sull’intradosso fa il resto, si comprime contro l’ala creando una pressione che contribuisce a dare al kite questa spinta verso l’alto.

Trazione del kite manuale del kitesurf

Se potessimo tenere il kite immobile in un punto qualsiasi della sua traiettoria di volo, il kite subirebbe solo l’effetto del vento reale, il cosiddetto vento atmosferico.

Il vento atmosferico colpisce la vela con angoli differenti, a seconda della posizione dell’ala rispetto al kiter, ma non è il solo vento che ha degli effetti sul volo del kite.

Anzitutto, un kite nella realtà è un’ala in movimento. Proprio per questo subisce il vento di avanzamento, ossia il vento che l’aquilone stesso genera avanzando.

Questo tipo di vento è prodotto dal movimento del kite ed aumenta al crescere della velocità di movimento dell’ala.

La direzione del vento di avanzamento è sempre opposta a quella del moto della vela.

Un esempio di vento di avanzamento è il vento in faccia quando andate in bicicletta o in moto e che aumenta man mano che accelerate.

L’interazione di questi due diversi venti sulla capacità del kite di volare, ci porta a definire un terzo tipo di vento: il vento apparentemente (o vento relativo) che è dato dalla somma vettoriale del vento reale e del vento si avanzamento o velocità.

Il vento apparentemente è un elemento da tenere sempre presente quando pilotiamo il kite, soprattutto quando ci sono delle variazioni di vento.

Per poter tenere un kite in volo quando il vento diminuisce, dobbiamo utilizzare il movimento e la velocità dell’aquilone, per incrementare il vento relativo.

Esempio di kite fermo

Il vento reale è rappresentato dal vettore R.

Non esiste vento di avanzamento poiché il kite è immobile.

In questa situazione, vento apparente e vento reale coincidono.

Vento reale kitesurf

Esempio di kite in movimento verso l’alto

Il vento reale è rappresentato dal vettore R.

La velocità del kite è indicata con il vettore V.

Il vento di avanzamento è un vettore avente stessa lunghezza, ma direzione opposta (A).

Sommando i vettori R e A, facendo coincidere i loro punti di applicazione, otteniamo il vento apparente VA.

Il vento che agisce sul kite in movimento ha un’intensità maggiore e una direzione diversa rispetto a quello che agisce su un kite fermo.

Vento apparente kitesurf

L'angolo di incidenza

Angolo-di-incidenza minore di 30 gradi

L’angolo di incidenza misura l’inclinazione del kite rispetto alla direzione del vento.

Si calcola mettendo in relazione la direzione del vento apparente e la corda alare.

Per garantire il volo dell’ala l’angolo di incidenza deve essere compreso tra 0 e 30 gradi.

All’aumentare dell’angolo di incidenza, l’ala rallenta e aumenta la sua trazione (portanza).

Oltre i 30 gradi, il flusso d’aria che scorre sulla superficie esterna dell’ala (estradosso) si infrange, questa “rottura” crea delle turbolenze che, improvvisamente, non permettono più al kite di volare (back stall).

Lo stesso epilogo si ottiene quando l’angolo di incidenza diventa negativo e riceve il vento sull’estradosso (front stall).

Esempio di stallo:

quando l’angolo di incidenza è superiore ai 30 gradi, i filamenti fluidi del flusso d’aria, si staccano dall’estradosso creando dei vortici.

Lo stesso fenomeno, accade in caso di angolo di incidenza troppo piccolo o negativo.

Quando tiriamo la barra verso il chicken loop, avviciniamo la trailing edge verso di noi, con un conseguente aumento dell’angolo di incidenza. Il kite risulterà più potente, ma meno veloce.

Quando allontaniamo da noi la barra, distendendo le braccia, l’angolo di incidenza diminuisce, la vela scarica la sua potenza ma acquista maggiore velocità.

Angolo-di-incidenza tiro sulla barra del kite

Possiamo ottenere un effetto angolo agendo sulle back line e per impartire dei movimenti rotatori al kite.

Agendo sulle estremità del boma, mediante un’inclinazione della barra, possiamo tirare verso di noi solo una delle estremità della vela che diventerà più lenta, avendo un angolo di incidenza maggiore.

La differenza di velocità tra le due estremità dell’ala, innescherà la rotazione del kite.

Tiro sulle estremità della barra kite loop

Tipologie di kite

Aspect Ratio: differenze e caratteristiche specifiche

Al di là del brand, esistono diverse tipologie di kite che si diversificano per caratteristiche e prestazioni. Uno di questi elementi è la forma, che può essere più larga o sottile e allungata o più corta.

Per determinare la capacità di volo di un’ala in rapporto alla sua forma se ne calcola l’Aspect Ratio (AR), attraverso una proporzione matematica.

L’Aspect Ratio (AR) si ottiene dividendo il quadrato della lunghezza del kite, da tip a tip, sgonfio e disteso a terra (L) per l’area (S).

Aspect Ratio AR= L²/S

L: lunghezza del kite, da tip a tip, disteso a terra sgonfio

Kite con identica superficie(S) 10 mt2

Cosa vuol dire questo in termini di caratteristiche specifiche?

Kite con differenti livelli di Aspect Ratio garantiscono prestazioni diverse.

Le vele con elevato Aspect Ratio hanno un aspetto lungo e sottile, risultano molto efficienti in termini di potenza per metro quadrato. Sono kite molto veloci, che garantiscono ottime prestazioni nella bolina e hanno un elevato lift (capacità di galleggiamento in aria). Al contempo, però, ruotano lentamente e possiedono una minore capacità di de-power, anche il rilancio dall’acqua può risultare più difficoltoso. Trovano la loro massima espressione, in termine di efficienza, nella disciplina del race, dove garantiscono velocità e in quella di big air, dove è necessario avere un lift elevato.

I kite con un basso Aspect Ratio si presentano come ali corte e larghe. A livello prestazionale sono rapidi nelle rotazioni, hanno una maggiore capacità di de-power, risultano più stabili in condizioni di vento rafficato. Il rilancio dall’acqua di queste ali è molto semplice ed acquistano un maggiore capacità di galleggiamento quando si naviga sottovento. Queste caratteristiche li rendono adatti soprattutto per il wave riding.

Tra questi due estremi, si collocano i kite con Aspect Ratio medio, sono usati nella disciplina del kitesurf freestyle, freeride e risultano i più adatti per i kiter alle prime armi.

Esempi pratici

Il brand Duotone Kiteboarding produce tanti modelli di kite, che si differenziano per l’Aspect Ratio, che possono aiutarci ad esemplificare quanto detto finora, con la seguente classificazione.

Kite con alto AR

  • Capa
  • Rebel

Kite con medio AR

  • Evo
  • Dice
  • Vegas
  • Juice

Kite con basso AR

  • Neo
  • Mono

Forma del kite

C-Kite

kitesurf è iniziato con i cosiddetti kite a C. Il nome prende origine dalla loro forma, che vista frontalmente ricorda proprio la lettera C. I kite C puri, ossia senza sistema di briglie, sono kite specifici per il kitesurf freestyle wake, per effettuare i trick che si eseguono da sganciati. Sono molto stabili in aria, ma hanno una capacità di de-power limitata e sono piuttosto difficili da far ripartire quando cadono in acqua. Non possiedono grandi doti di bolina, ma sono fantastici nello slack (trazione istantanea nella manovra del pop).

Quasi tutti i kite C, per volare adeguatamente, necessitano di un quinto cavo, che proprio per questo viene definito cavo strutturale. Erano questi gli unici kite in commercio, fino a quando le case costruttrici non hanno iniziato a pensare ad un sistema di briglie che permettesse di scaricare la trazione su più punti della leading edge. Il sistema di brigliaggio oggi è presente nella maggior parte dei modelli di kite, mentre i kite C puri stanno pian piano scomparendo e continuano ad essere prodotti da pochissimi brand.

Kite Sle (Support Leading Edge)

Grazie all’intuizione del sistema di briglie, i vari brand hanno iniziato a sperimentare e poi a produrre i kite SLE (Support Leading Edge).

In questi kite, la leading edge è stata trasformata da una forma totalmente chiusa (C Kite) a una più piatta, che si traduce in maggiore efficienza aerodinamica.

I kite SLE possiedono un’ottima capacità di de-power, possono essere utilizzati con un range di vento molto ampio e possiedono una capacità di resistenza maggiore alle raffiche di vento.

Risultano più efficienti del 30% rispetto ai precedenti kite C.

Kite Ibridi (Hybrid)

I kite ibridi racchiudono il meglio dei kite C e dei kite SLE. La forma della leading edge è più chiusa rispetto agli SLE ma queste ali mantengono il sistema di briglie.

A seconda della forma che hanno possono essere chiamati in diversi modi (Delta, Open C, ecc), ma tutti rientrano nella classificazione dei kite ibridi. Sono kite adatti per i principianti, hanno un rilancio facile dall’acqua, un buon depower, ottime capacità di bolina e risultano molto stabili in aria.

Tra questi, i kite Delta sono quelli più conosciuti. Si chiamano in questo modo, perché se guardati dalla parte dell’intradosso hanno forma a Delta.

Conclusioni

In questa tabella riepilogativa dei modelli Duotone, nella parte destra ci sono i kite C, nella parte sinistra i kite più piatti, in alto sono collocati le vele con un Aspect Ratio più elevato, in basso quelle con AR minimo.

Queste nozioni vi saranno di grande aiuto nella scelta di un’ala o nel comprendere le caratteristiche di un nuovo modello di kite.

Diverse-forme-di-kite

Il vento

Il vento è il grande protagonista della navigazione a vela, è grazie a lui che i velieri hanno potuto solcare i mari di tutto il mondo. Tante scoperte avvenute nel corso dei secoli, sono state possibili sfruttando unicamente la spinta di questo prezioso elemento.

La scoperta della navigazione quasi controvento, che consente al natante di risalire nella direzione opposta a quella da cui Eolo soffia, è stata una delle conquiste più emozionante nella storia della marineria.

Per poter sfruttare al meglio il vento, o meglio, i venti, e le loro potenzialità nella navigazione a vela e quindi anche nel kitesurf, è anzitutto necessario conoscere le loro caratteristiche.

Possiamo anzitutto distinguere tre tipologie di vento:

  • Vento reale: è il vento naturale, si avverte anche quando siamo fermi, ormeggiati in porto. La sua intensità è misurata generalmente in nodi, mentre la sua provenienza è rilevata partendo dal Nord in senso orario, da 0 a 360°.
  • Vento di velocità: è detto anche vento artificiale ed è quello creato dal moto di avanzamento dell’imbarcazione. È un vento opposto alla direzione di movimento, proprio come quando si naviga a motore in condizioni di bonaccia. È lo stesso tipo di vento che si sente addosso quando si fa un giro in bicicletta in una giornata priva di vento.
  • Vento apparente: è la combinazione tra vento, vento reale e vento di velocità, la cui intensità e direzione variano in rapporto alla velocità e andatura dell’imbarcazione.

Da dove viene il vento

Direzione-del-vento-Kitesurf

Dal tipo di vento, quindi dalla sua direzione e livello di intensità, dipendono rotte, posizioni, assetto, manovre, precedenze, velocità, tipo di navigazione, misura delle vele in senso più generale e dei kite in termini più specifici e le loro regolazioni.

Poiché il kitesurf è uno sport che si pratica solo quando c’è vento, la prima cosa da imparare è individuare la sua direzione esatta.

Per far ciò possiamo utilizzare:

  • bandiere e segnavento, non sempre però presenti una spiaggia;
  • un pugno di sabbia;
  • o più semplicemente mettervi con la fronte rivolta al mare e iniziare a ruotare gradualmente la testa da un lato all’altro, fino a quando non sentirete il vento in stereofonia, ossia in entrambe le orecchie. Vi basterà fermare la rotazione della testa in quel punto esatto, per conoscere la direzione del vento.

Anche le increspature sulla superficie dell’acqua possono indicare la direzione del vento, ma non le onde.

Una volta individuata la direzione, non date per scontato che resti la stessa per tutto il giorno. Il vento può girare, può farlo in pochissimi istanti e innumerevoli volte e con la stessa velocità può cambiare anche di intensità.

L’uso del giubbotto salvagente o dell’impact, è obbligatorio per praticare il kitesurf su quasi tutte le spiagge della nostra penisola.

Al di là del mero aspetto normativo, è di per sé uno strumento che svolge una funzione protettiva importante grazie al gel di cui è imbottito. Impatti violenti con l’acqua, o peggio, con la tavola, possono risultare dolorosi e provocare danni fisici.

Indossare l’impact durante una caduta può davvero fare la differenza. Le imbottiture sono collocate a protezione delle parti del corpo maggiormente esposte agli urti, inoltre aumentano la galleggiabilità del corpo, che in mare, non guasta mai.

È importante scegliere il modello della taglia giusta, dovrà calzare in maniera aderente sul corpo o sulla muta, senza scivolare o ruotare. Per la scelta della misura, vi consigliamo di farvi aiutare dall’esperienza del negoziante.

L’uso del giubbotto salvagente o dell’impact, è obbligatorio per praticare il kitesurf su quasi tutte le spiagge della nostra penisola.

Al di là del mero aspetto normativo, è di per sé uno strumento che svolge una funzione protettiva importante grazie al gel di cui è imbottito. Impatti violenti con l’acqua, o peggio, con la tavola, possono risultare dolorosi e provocare danni fisici.

Indossare l’impact durante una caduta può davvero fare la differenza. Le imbottiture sono collocate a protezione delle parti del corpo maggiormente esposte agli urti, inoltre aumentano la galleggiabilità del corpo, che in mare, non guasta mai.

È importante scegliere il modello della taglia giusta, dovrà calzare in maniera aderente sul corpo o sulla muta, senza scivolare o ruotare. Per la scelta della misura, vi consigliamo di farvi aiutare dall’esperienza del negoziante.

La Rosa dei Venti

Il vento assume nomi diversi che variano a seconda della sua direzione. La Rosa dei Venti, detta anche stella dei venti o simbolo dei venti, è un diagramma schematico e facilmente comprensibile, in cui sono rappresentate le possibili direzioni dei venti e i nomi che essi assumono.

La rappresentazione grafica della stella dei venti, può variare ed essere a 4, 8 o 16 punte.

Risalendo indietro cronologicamente, fino ai tempi della marineria velica, è possibile trovare esempi di rose dei venti a 32 punte, chiamate quarte o rombi.

L’impiego della rosa dei venti è molto diffuso non solo nel settore prettamente velico.

Trova il suo utilizzo in:

  • statistica e meteorologia: viene usata per rappresentare in modo sintetico la distribuzione delle velocità dei venti, per direzione di provenienza in un dato luogo;
  • progettazione delle piste aeroportuali: le migliori condizioni per il decollo e l’atterraggio degli aerei sono quelle controvento, ossia nella direzione parallela a quella del vento
Rosa-dei-Venti-a-8-Punte

La Rosa dei Venti a 8 punte

La rosa dei venti più conosciuta è quella a 8 punte, che indica e denomina i venti più noti. Le 4 punte più lunghe indicano i 4 punti cardinali fondamentali:

  • Nord
  • Est
  • Sud
  • Ovest

Le 4 punte più piccole sono la rappresentazione grafica dei 4 punti cardinali intermedi:

  • Nord-Est
  • Sud-Est
  • Nord-Ovest
  • Sud-Ovest

Ad ognuna delle 8 punte corrisponde un vento. I nomi dei venti, tuttora in uso, derivano dal fatto che, nelle prime rappresentazioni cartografiche, la rosa dei venti era raffigurata al centro del Mar Ionio oppure vicino all’isola di Malta.

NORD-TRAMONTANA

Da nord (N 0°, detto anche Settentrione o Mezzanotte) spira la Tramontana. Un vento freddo, chiamato nell’antichità Aparctias o Boréas (da non confondere con la bora). Sull’origine del nome vi sono svariate teorie, tra cui quella errata che derivi dalla parola “tramonto”. La più plausibile è quella che riconduce l’etimologia della parola tramontana alla locuzione “trans montes” o “intra montes“, al di là dei monti.

NORD/EST – GRECALE

Da nord-est (45°) soffia un vento freddo, invernale, rafficato: il Grecale. Deve il suo nome ai marinai che solcavano le acque del Mediterraneo venendo dalla Grecia.

EST – LEVANTE

Da est (E 90°, anche oriente), anticamente chiamato Apeliote, spira il Levante, la cui presenza nella nostra penisola, si fa sentire maggiormente sul Mar Tirreno e sulla zona centro-meridionale dell’Adriatico.

SUD/EST – SCIROCCO

Da sud-est (135°) soffia lo Scirocco, vento che proviene dal deserto del Sahara. Nasce come un vento molto secco e caldissimo, che si carica di umidità quando attraversa il Mediterraneo ed arriva sulle nostre spiagge come un vento caldo-umido, che porta pioggia e nebbia.

SUD – OSTRO

Da sud (180°, anche meridione o mezzogiorno) spira l’Ostro, detto anche Austro, Mezzogiorno o Noto. È un vento secco quando è richiamato dalla rimonta dell’anticiclone nordafricano che provoca ondate di calore, risulta umido quando precede l’arrivo di una perturbazione. È spesso confuso con il libeccio o lo scirocco.

SUD/OVEST – LIBECCIO

Da sud-ovest (225°) soffia il Libeccio. È solitamente un vento di tempesta, che nasce velocemente, sviluppa grande potenza in breve tempo, per poi attenuarsi quasi repentinamente. Una volta passata la tempesta, si registra un innalzamento della pressione con conseguente bel tempo e cielo sereno.

OVEST – PONENTE

Da ovest (W 270°, anche Occidente o ponente) spira il vento di Ponente (o Espero), sulle coste laziali è frequente soprattutto nei mesi estivi. Nasce grazie all’escursione termica che si crea tra il diverso riscaldamento della terra e del mare.

NORD/OVEST – MAESTRALE

Da Nord-Ovest (315°) soffia a velocità sostenuta il Maestrale, conosciuto anche come Maestro, che può superare anche i 120 km/h. È un vento asciutto, ma che porta burrasca soprattutto in Sardegna e Corsica. È un vento freddo che preannuncia l’arrivo dell’inverno.

Direzione del vento rispetto alla costa

Conoscere le direzioni del vento rispetto alla costa e le loro caratteristiche è fondamentale per tutte le tipologie di imbarcazioni a vela ed assume un’importanza ancora più critica nel kitesurf.

Il kitesurf è una disciplina velica, il cui motore, il kite, si trova a più di 20 metri di distanza dal rider. Proprio per questo, in caso di pericolo o necessità, sarà possibile intervenire sulla vela solo con comandi a distanza. L’unica eccezione è data dalla manovra del self-rescue, che consente di avvicinarsi al kite, ma che in determinate condizioni può risultare difficile da eseguire.

Quando durante un’uscita si presentano anomalie o situazioni di emergenza, se non avete attivato entrambi i sistemi di sicurezza (quick release e leash) sganciandovi dal kite, l’ala vi spingerà, più o meno velocemente, seguendo la direzione del vento. Ipotizzando una situazione estrema in cui il kiter non può essere aiutato da nessuno mentre è in attesa dei soccorsi, la sua direzione di navigazione alla deriva, sarà sempre la stessa del vento.

Se il vento soffia dal mare verso riva (On-Side On), il rider prima o poi toccherà terra e approderà in spiaggia, in caso contrario, con vento che spira da terra verso mare (Off-Side Off), lo sventurato andrà alla deriva verso il mare aperto, allontanandosi inarrestabilmente dalla terra ferma.

Questo è il motivo per cui è profondamente sconsigliato praticare kitesurf con i venti Off o Side Off, a meno che non siano presenti imbarcazioni pronte ad intervenire in caso di emergenza, per portare il kiter in salvo.

Analizziamo ora più dettagliatamente la direzione del vento rispetto alla costa, immaginando che la costa sia una linea retta.

Direzione-vento-rispetto-alla-costa

Vento Side

Quando il vento proviene con una direzione perfettamente parallela alla linea della costa viene definito: side.

Questa direzione rende la navigazione molto piacevole, l’andatura al traverso sarà perpendicolare alla spiaggia, le onde potranno essere utilizzate come trampolino per i salti o potranno essere surfate.

È una direzione amica anche per i principianti, che non saranno riportati a riva ad ogni tentativo fallito di mettere la tavola o di alzarsi e potranno continuare ad esercitarsi senza il bisogno di risalire il vento tra una prova e l’altra.

Attenzione però! In caso di anomalie o emergenze, il kite caduto in acqua vi spingerà parallelamente alla costa.

Basterà un piccolo intervento sulle back line per dirigere l’ala verso la riva, ma proprio per questo è importante sapere cosa fare in questa situazione e conoscere su quale back-line intervenire per evitare di essere trascinati parallelamente alla spiaggia, all’infinito.

Il vento side consente facilmente anche un intervento di aiuto da parte di altri kiter, ma maggiore è la distanza dalla costa più lunghe saranno le manovre per il rientro.

In condizioni di poco vento, fine improvvisa del vento o cambio repentino della direzione del vento, i tentativi di soccorso da parte di altri kiter potrebbero risultare difficili se non impossibili, in questo caso il mal capitato dovrà attendere l’intervento della Capitaneria di Porto.

Il vento side, seppur divertente, va monitorato in ogni istante. Se dovesse ruotare anche solo di pochi gradi e girare da terra, la session andrà interrotta immediatamente, uscite e aspettate che torni ad essere Side prima di rientrare.

I nostri consigli per le session con vento side:

  1. Non allontanatevi troppo dalla costa.
  2. Rimanete sempre in contatto visivo con kiter più esperti o con amici in spiaggia che possano segnalarvi improvvisi cambi di direzione del vento.
  3. Rimanete sopravvento alla kite beach per facilitare eventuali manovre di salvataggio da parte di altri kiter.
  4. Monitorate sempre la direzione del vento e se dovesse girare, anche di poco, in vento side-off uscite immediatamente dall’acqua.

Vento side-on

Il vento che soffia da mare verso terra, ma non in direzione perpendicolare alla linea della costa, è definito vento side-on. Al pari del vento side, il divertimento è assicurato, con in più la certezza di approdare a riva in situazioni di emergenza, anche senza l’intervento dei mezzi di soccorso o di altri kiter.

Se il kite dovesse cadere in acqua senza possibilità di rilancio, sarete comunque spinti nella direzione del vento, che vi allontanerà dalla kite beach. Prima di avventurarvi molto a largo, è buona prassi controllare che sottovento non ci siano ostacoli o pericoli, sia in mare che a terra.

In un’eventuale situazione di emergenza, calcolate come punto di rientro, il tratto di spiaggia sottovento, dritto per dritto davanti a voi.

Vento On-Shore

Quando la direzione del vento, da mare verso terra, è perfettamente perpendicolare alla linea della costa si parla di vento On-Shore. Questo tipo di vento rappresenta il massimo della sicurezza in caso di anomalie del kite o in situazioni di emergenza, poiché spinge il kiter direttamente in spiaggia. Per questo stesso motivo, risulta invece piuttosto insidioso per i principianti che si avventurano nei primi bordi.

Nella fase di partenza dall’acqua, è necessario guadagnare il largo in Body Drag oltre la lunghezza delle linee (22-24 metri), poiché in caso di cadute, il kite finirebbe in spiaggia mettendo a rischio l’incolumità del kiter o di eventuali passanti. Se i fondali sono bassi, il punto per provare le partenze potrà essere raggiunto a piedi.

Il vento on-shore risulta difficoltoso anche per chi non sa padroneggiare bene la bolina. Guadagnare acqua con questa direzione risulta faticoso e se la tecnica scarseggia è facile ritrovarsi a riva in un istante e, quindi, dover ricominciare tutto da capo.

Vento Side-Off

Il vento che proviene da terra verso mare, ma non ancora perpendicolare alla costa, è definito Side-Off. Praticare il kitesurf con il vento Side-Off è pericoloso e lo sconsigliamo, a meno che non siano presenti mezzi per il recupero in mare.

I professionisti di kitesurf wave adorano gli spot con questo tipo di vento poiché creano delle belle onde da surfare, così come gli atleti del kitesurf freestyle che li prediligono invece per l’assenza di chop (piccole onde non formate).

Vento Off-Shore

È il vento che proviene perfettamente perpendicolare alla linea della costa e soffia da terra verso mare. È un vento pericolosissimo per la pratica del kitesurf, sconsigliato a tutti i livelli di kiter.

Si può entrare in acqua con questo tipo di vento solo se assistiti da mezzi di soccorso a motore per il recupero.

Manuale del Kitesurf 2

Intensità del vento

Scala Beaufort

La scala di Beaufort è una scala empirica, quindi convenzionale e non standardizzata, che nella versione originale misurava la forza del vento in 12gradi” o “numeri“, indicati con il simbolo Bft. Successivamente, il numero dei gradi è stato portato a 17, per consentire la misurazione della forza dei diversi uragani.

Il valore 0 corrisponde alla calma di vento, il valore 12 all’uragano con forza minore, dal 13 al 17 le tipologie di uragano con intensità crescente maggiore.

Il nome di questa scala si deve al suo inventore, l’ammiraglio britannico Francis Beaufort.

Beaufort riprese le teorie di Alexander Darlymple per creare, nel 1805, questo strumento che rileva la quantità di vento in mare.

Questo sistema di misurazione ha validità internazionale dal 1° gennaio 1949 e, dall’anno della sua creazione, ha permesso di quantificare e diffondere informazioni relativamente precise e affidabili sulle condizioni di navigazione, rendendole comprensibili e condivisibili a livello universale. La colonna relativa alle condizioni del mare e, quindi alla grandezza delle onde, è meramente indicativa.

Questa sezione della scala, infatti, indica sempre in maniera empirica, quella che dovrebbe essere la grandezza delle onde in mare aperto, a grande distanza dalle coste, in particolari condizioni di vento. Oggi è possibile misurare la velocità del vento, con un buon livello di precisione, grazie agli anemometri, ma un bravo marinaio dovrebbe saper stimare ad occhio nudo questa velocità solo osservando gli effetti del vento sull’ambiente.

Un grado Beaufort corrisponde alla velocità media di un vento per un lasso di tempo di dieci minuti. Risulta dunque errata l’espressione frequente “un vento di 4 Beaufort con raffiche 6”. Successivamente l’applicazione della Scala Beaufort è stata estesa anche alla terraferma, con l’aggiunta di ulteriori criteri di misurazione.

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Esistono altre unità di misura del vento, oltre alla scala Beaufort che trova largo impiego soprattutto nei paesi nord europei. Chi pratica parapendio, per esempio, misura il vento in termini di Km/h.

Nel kitesurf, così come nella vela in generale, l’intensità del vento è misurata in m/s o in nodi. Un nodo corrisponde a 1,852 Km/h e a 0,514 m/s.

  • Con un vento al di sotto dei 7 nodi, è difficile tenere un kite in volo, è quindi consigliato dedicarsi ad altre attività.
  • Con vento atmosferico tra i 7 e i 10 nodi, la possibilità di far volare un kite è al limite. Sarà necessario sfruttare la massimo il vento di avanzamento con una vela veloce abbinata ad una tavola foil, che ha pochissimo attrito.
  • Con vento tra gli 11 e i 16 nodi, si presentano le condizioni ideali sia per l’apprendimento che per la pratica del kitesurf. In questo range di vento, le misure di kite adatti oscillano tra i 10 e i 18 metri quadrati, a seconda del peso del kiter, del suo livello di esperienza, del modello di vela, della tipologia e grandezza della tavola usata (twintip, strapless, foil ecc.)
  • Con vento tra i 17 e 21 nodi, le condizioni iniziano a farsi più serie. Bisognerà scegliere misure più piccole di kite, per esempio Kite C tra i 12 e gli 8 metri quadrati, sempre considerando il peso del kiter, il suo livello di esperienza, il modello di vela e la tipologia e grandezza della tavola (twintip, strapless, foil ecc.)
  • Tra i 22 e i 27 nodi di vento, le condizioni iniziano a farsi più estreme e adatte ai kiter più esperti. Si scenderà ulteriormente con le misure di kite, che saranno molto veloci e reattive e i meno esperti potrebbero avere difficoltà a gestire la potenza dell’ala.
  • Tra i 28 e i 33 nodi di vento, la situazione diventa ancora più ardua e complessa. Per un principiante, è necessario valutare attentamente se entrare o meno in acqua.
  • Tra i 34 e i 40 nodi di vento (8 Beaufort), il kitesurf diventa uno sport estremo praticabile solo dai professionisti.

Chiaramente ciò è valido anche per Beaufort 9 e 10.

N.B.

Le misure di kite indicate sono a scopo meramente esemplificativo. Modelli di kite diversi, ma della stessa dimensione, possono avere prestazioni molto differenti tra loro. Bow-kite, C-Kite, ibridi differiscono per forma, superficie proiettata e sistema di de-depower.

Per esempio la brigliatura presente sulle front-lines dei bow-kite, consente una struttura della leading edge più sottile e penetrante. Il “tiro” di bow-kite tra i 10 e i 12 m² è paragonabile a quello di C-Kite tra i 14 e i 16 m².

Inoltre i nuovi sistemi di de-power hanno ampliato di molto il range di utilizzo dei bow kite e kite ibridi di nuova generazione.

Le andature nel kitesurf

Il concetto di sopravvento e sottovento

Prima di parlare di andature, è necessario definire due concetti estremamente importanti nel kitesurf e negli sport velici:

  1. sopravvento: indica la posizione di un soggetto/oggetto A rispetto ad un soggetto/oggetto B, in relazione al vento. Affermare che un soggetto è sopravvento non è sufficiente, è necessario definire anche rispetto a cosa. Si dovrà dire che il soggetto/oggetto A è sopravvento rispetto al soggetto/oggetto B per specificare che il vento, nel suo movimento, colpisce prima il soggetto/oggetto A e poi il soggetto/oggetto B.
  2. Sottovento: è il termine opposto a quello di sopravvento. Prendendo lo stesso esempio di sopra, il soggetto/oggetto B si troverà sottovento rispetto al soggetto/oggetto A.

In tutti gli sport velici, i concetti di sopravvento e sottovento assumono un ruolo fondamentale.

Un’imbarcazione sopravvento ad un’altra, è quella che viene colpita dal vento per prima e avrà il vantaggio di beneficiare di un vento più pulito e costante. Nel kitesurf, tutto ciò che è sottovento al kiter, (altri kite, windsurf, ostacoli fissi o mobili ecc.) può rappresentare un pericolo.

Sopravvento e sottovento

Le mura

Prima di analizzare i vari tipi di andature possibili negli sport velici, è necessario definire il concetto di mura. È un termine nautico generalmente usato per le barche a vela che indica il lato che riceve il vento.

Si distingue tra:

  • Mura a dritta (o mura a destra): quando il lato destro è quello esposto al vento e le vele si trovano a sinistra dell’asse longitudinale dell’imbarcazione.
  • Mura a sinistra: quando ad essere esposto è il lato sinistro e le vele si trovano a destra dell’asse longitudinale dell’imbarcazione.

Il concetto di mura si applica anche al kitesurf e riveste un ruolo importante soprattutto per quanto riguarda le precedenze. Quando state navigando in andatura heel side, per sapere se siete mura a destra o mura a sinistra, vi basterà guardare quale lato della barra o quale spalla si trova avanti. Nel caso di mura a destra (o a dritta) avrete spalla e mano destra avanti, nel caso di mura a sinistra ci saranno il lato rosso della barra e la spalla sinistra.

Mura a dritta e mura a sinistra

Traverso, Lasco, Bolina e Poppa

La prima informazione da memorizzare, quando si parla delle andature delle imbarcazioni a vela, incluso il kitesurf, è che non è possibile la navigazione controvento. Quando la prua dell’imbarcazione punta la direzione da cui arriva il vento, le vele e quindi anche il kite, non lavorano.

Esiste un angolo morto rispetto al vento in cui sia la barca che il kite non vanno o, perlomeno, avanzano con pessima resa. Questo angolo può variare in base al tipo di imbarcazione e di efficienza della vela, ma in linea di massima possiamo definirlo di circa 45°a destra o a sinistra del controvento.

Traverso Lasco Bolina Poppa nel Kitesurf

La direzione di avanzamento della barca rispetto al vento assume nomi differenti, in base alle angolazioni che la barca assume, ruotando da prua verso poppa, rispetto alla direzione del vento.

  • bolina stretta: 40-45 gradi al vento apparente;
  • bolina: 45-55 gradi al vento al vento apparente;
  • bolina larga: 60-80 gradi al vento apparente;
  • traverso: 90 gradi al vento apparente;
  • lasco: 100-130 gradi al vento apparente;
  • gran lasco: 140-170 gradi al vento apparente;
  • poppa piena o fil di poppa: 180 gradi rispetto al vento apparente.

Traverso

Il traverso è la navigazione con un angolo di 90°gradi rispetto alla direzione del vento.

Si parla di:

  • traverso stretto: quando l’angolo misura tra gli 80° e i 90°
  • traverso largo: quando l’angolo misura tra i 90°e i 110°

É l’andatura più semplice ed efficiente sia nel kitesurf che nelle altre discipline veliche.

Lasco

Quando la tavola ha un angolo superiore ai 90° rispetto al vento, l’andatura è definita lasco. È un’andatura molto veloce, usata soprattutto per i down-wind.

Bolina

Questo tipo di andatura si effettua mantenendo una rotta il più possibile contraria alla direzione del vento: circa 45° a destra o a sinistra, rispetto al vento apparente. Può essere suddivisa in bolina stretta, bolina e bolina larga, a seconda dell’ampiezza dell’angolo al vento.

È l’andatura che permette al kiter di risalire il vento per tornare al punto di partenza, anziché continuare a scendere sottovento durante i bordi.

Poppa

Quando si naviga con l’andatura di poppa, il vento soffia esattamente dietro l’imbarcazione.

Nella vela è una delle andature più difficili da tenere, nel kitesurf è possibile navigare a poppa, solo effettuando continui kite-loop.

Armare il kite

In gergo velico, la preparazione dell’equipaggiamento e del natante, si definisce arma o armamento. Di seguito sono elencati tutti i passi necessari per armare il kite correttamente, tenendo conto che vi possono essere delle piccole differenze tra un brand e l’altro, per lo più rispetto al numero e alla tipologia di valvole, ai colori delle linee ecc.

  • Aprire il kite e stenderlo a terra, lontano da sassi, oggetti acuminati, spine, con l’intradosso rivolto verso l’altro e la leading edge perpendicolare alla direzione del vento. Quando il vento è forte, può risultare più semplice stendere la vela lungo la direzione del vento e ruotarla perpendicolarmente in fase di gonfiaggio.
  • Chiudere la valvola di sgonfiaggio (deflate), assicurandosi di inserire il tappo ermeticamente all’interno della valvola.
  • Agganciare l’apposito cordino della pompa sull’occhiello, presente al centro della leading edge, per ancorare il kite alla pompa durante la fase di gonfiaggio, in questo modo sarete certi che il kite non voli via quando le nostre mani saranno occupate a gonfiare.
  • Inserire il bocchettone della pompa nella valvola di gonfiaggio (inflate).
  • Gonfiare il kite fino a quando non avrà raggiunto la pressione stabilita. Il livello di pressione può variare da kite a kite, a seconda dei vari marchi e modelli. Normalmente è compresa tra 6 e 8 PSI, il manometro presente sulla maggior parte delle pompe vi indicherà quando avrete raggiunto il valore della pressione che desiderate. È bene, però, saper riconoscere anche al tatto, con la sola pressione delle dita sulla leading edge, quando il kite è gonfio.
  • Quando il kite è gonfio, e con la giusta pressione, staccare il bocchettone della pompa e chiudere la valvola inflate.
  • Con una mano afferrate saldamente il kite dalla parte centrale della leading edge e staccate il cordino di sicurezza della pompa.
  • Chiudere tutte le valvole di sicurezza nei kite con sistema “one pump”.
  • Iniziare a ruotare il kite facendo quasi poggiare il tip a terra, assecondare dunque la rotazione fino a quando la vela non sarà a terra con l’estradosso rivolto verso l’alto. In caso di vento molto forte, mettere della sabbia o degli oggetti pesanti, ma non taglienti, sull’estradosso, in modo che fungano da zavorra per evitare che voli via.
  • Stendere le linee della barra nella direzione del vento. La barra può essere armata sia sopravvento che sottovento rispetto al kite. Se vi è spazio sufficiente, risulta più semplice e più sicuro farla sottovento al kite. In questo caso, dovrete però ricordare di poggiarla a terra con il lato rosso a destra, anziché a sinistra. Quando la impugnerete, però, come consuetudine il rosso andrà a sinistra.
  • Una volta che linee sono stese, è necessario metterle “in chiaro”, per far sì che le back lines e le front lines non siano intrecciate.
  • Agganciare le 4 (o 5) linee al kite, utilizzando il nodo a bocca di lupo.
  • Effettuare un ultimo controllo dell’attrezzatura.

Armare il kite Istruzioni

Controlli in fase di decollo e atterraggio del kite

Le fasi di decollo e atterraggio del kite sono due momenti estremamente importanti e delicati. Nella maggior parte dei casi, queste manovre vengono effettuate sulla spiaggia, una caduta dovuta ad un errore del kiter potrebbe creare seri danni alla sua incolumità e a quella di altre persone, oltre che all’attrezzatura.

È necessario prestare molto attenzione verificando sempre che:

  • le linee siano libere (non intrecciate), i nodi siano ben inseriti e stabili nelle bocche di lupo, il sistema di brigliaggio sia messo in chiaro.
  • chiedete assistenza per le fasi di decollo e atterraggio solo ad altri kiter, meglio se esperti.
  • Per quanto in buona fede, non accettare l’aiuto di passanti o persone che non conoscono i fondamenti del kitesurf, inclusi amici e parenti.
  • Controllate l’eventuale presenza di ostacoli fissi (paletti, case, ecc.) e mobili (persone, animali o cose in movimento) all’intero della finestra di volo del kite.
  • Non restate in spiaggia con il kite in volo più del tempo necessario per entrare in acqua.

Controllo durante la navigazione

  • Non uscire mai da soli. È necessario che ci sia una persona esperta di navigazione che sappia intervenire in caso di necessità, richiamarvi in caso di cambiamenti improvvisi del vento, o allertare i soccorsi.
  • Osservare sempre con attenzione i cambiamenti meteo. In caso di modificazioni improvvise, uscire immediatamente dall’acqua e mettere in sicurezza l’attrezzatura. Se c’è tempo per farlo è meglio disarmarla. Attenzione, se vedete i kiter uscire tutti insieme dall’acqua o qualcuno che vi sbraccia dalla spiaggia, avvicinatevi velocemente a riva ed uscite.
  • Mantenere sempre la distanza di sicurezza dagli altri kiter e da qualsiasi natante, oltre che da persone e ostacoli in generale. Le norme prevedono che la distanza minima di sicurezza tra 2 kiter corrisponda al doppio della lunghezza dei cavi.
  • Non allontanarsi mai troppo dalla costa, va sempre calcolata una distanza dalla riva che sia raggiungibile anche in caso di problemi e che vi consenta di essere visti dalla spiaggia.

Precedenze nel kitesurf

1- Le barche a motore devono dare precedenza alle unità a vela. Fanno eccezione:

  • mezzi di pubblico servizio
  • imbarcazioni in avaria o in difficoltà di manovra
  • unità dedite alla pesca.

2- In caso di incroci tra unità a vela che procedono su mure diverse, chi naviga mura a sinistra deve lasciare libera la rotta a chi naviga mura a destra.

3- In caso di incroci tra unità a vela che procedono sulle stesse mura, chi si trova sopravvento deve lasciare libera la rotta a chi si trova sottovento.

4- Tra unità a vela che navigano sulle stesse mura ma con velocità diverse, quella che sorpassa sopraggiungendo da dietro deve lasciare libera la rotta a quella più lenta.

5- In presenza di ostacoli bisogna tenersi discosti e dare possibilità ad eventuali altre unità presenti di manovrare liberamente per evitare a loro volta l’ostacolo.

6- Ci si deve tenere a debita distanza da campi di regata e di allenamento autorizzati, nonché ad aree di accesso a porti, zone dedicate alla balneazione, scali e attracchi di mezzi di servizio pubblico.

7- Se due kitesurf navigano a distanza ravvicinata, sulla stessa rotta o su rotte differenti, il kiter che naviga sottovento deve tenere basso il kite, mentre quello che naviga sopravvento deve tenere l’ala in alto.

8- Il kiter che manovra, cambia mura, salta, esegue loop o movimenti ad otto del kite, procede con andature diverse (blind, toe side) da quella di normale navigazione in heel side, perde il diritto di precedenza. Chi esegue queste manovre deve tenersi a distanza di sicurezza da altre imbarcazioni / kitesurf.

9- In prossimità dei corridoi di lancio, i kitesurf in navigazione devono dare precedenza a quelli che si accingono ad entrare in acqua. Chi sta facendo decollare il kite in spiaggia, prima di lanciarlo, deve comunque accertarsi che il corridoio di lancio sia libero.

10- È vietato fare evoluzioni con kite, saltare, surfare l’onda nei corridoi di lancio. I corridoi di lancio devono essere utilizzati solo per raggiungere l’area di navigazione.

11- Le manovre di decollo e di atterraggio del kite devono essere effettuate con la massima prudenza, evitando di rimanere con il kite in volo più del tempo necessario. E’ assolutamente pericoloso e vietato fare evoluzioni con il kite in spiaggia.

12- Il kiter che sta surfando un’onda frangente ha diritto di precedenza, indipendentemente dalle mura. Se più kitesurf stanno surfando la stessa onda, ha precedenza chi si trova più vicino al punto in cui l’onda frange.

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